«Pillola abortiva le regole del governo “solo con ricovero”», Margherita De Bac, Corriere della Sera, 28.11.2009
«“Pillola abortiva solo in ospedale e in regime di ricovero ordinario, sotto stretto controllo sanitario”. In una lettera inviata all’Agenzia italiana del farmaco, l’Aifa, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha indicato le condizioni per l’uso della Ru486. Condizioni necessarie affinché, secondo i tecnici che hanno formulato il parere, venga rispettata la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza”. […] Sacconi insiste sul fatto che l’intera procedura abortiva “fino all’accertamento dell’avvenuta espulsione dell’embrione sia effettuata in regime di ricovero ordinario nelle strutture indicate dalla legge. Ritengo inoltre sia necessaria una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare (le prostaglandine, ndr), sulle metodiche alternative e sui possibili rischi in particolare relativi all’eventuale richiesta di dimissioni anticipate della paziente”. Il timore è che la donna scelga di tornare a casa, diritto che nessuno le può negare. Si insiste sull’importanza di un “attento monitoraggio del percorso abortivo in tutte le sue fasi per ridurre al minimo le reazioni avverse – emorragie, infezioni, eventi fatali – e rilevare dati di farmacovigilanza”.»
«La scelta meno cattiva», Umberto Veronesi, L’Unità, 28.11.2009
«Il progesterone è un ormone che facilita la gravidanza e la gestazione. Se noi blocchiamo nell’utero i recettori del progesterone, il progesterone non può più mandare avanti l’attività procreativa con il suo percorso normale. E quindi interrompe la gravidanza in maniera semplice: con una pillola. Io credo che il buon senso debba vincere. Proibire questa soluzione incruenta, vuol dire non andare incontro ai bisogni della donna di non soffrire inutilmente. La sicurezza è quasi totale, del 98/97%, e tutti i paesi l’hanno già adottata. So che in Francia si facilita questa distribuzione e viene propagandata già nelle scuole, insieme alla pillola del giorno dopo come una soluzione più semplice.»
«Occasione per approfondire quali problemi comporta la pillola», Pier Luigi Fornari, Avvenire, 27.11.2009
«Un risultato molto positivo quello raggiunto dalla indagine conoscitiva, secondo il capogruppo del Pdl in commissione Sanità al Senato, Raffaele Calabrò. […] “Al termine dei lavori, invece, tutti gli intervenuti hanno riconosciuto, ringraziando il presidente della commissione Antonio Tomassini, che è stata un’ottima occasione per approfondire i problemi comportati da quella pillola. […] Ci si è resi conto delle conseguenze cliniche sulla salute fisica e psichica della donna dell’aborto farmacologico, che avviene in un tempo prolungato con la somministrazione in fasi diverse di due differenti specialità. Perfino alcuni sostenitori di questo metodo hanno dovuto ammettere che si tratta quantomeno di un percorso più lungo e complesso, soprattutto in termini psicologici per la donna”.»
Commento
Venerdì 27 novembre il Ministro del Welfare Sacconi si è espresso a proposito della compatibilità tra l’utilizzo della pillola Ru486 e la legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza. È uno degli ultimi capitoli della complicata vicenda che ha come oggetto l’immissione in commercio della pillola abortiva in Italia. Prima la delibera dell’AIFA, poi l’indagine della Commissione Igiene e Sanità del Senato, e ora il parere del Governo che rimanda tutto di nuovo all’Agenzia Italiana del Farmaco. In ogni caso e comunque andrà, sussiste la gravità delle conseguenze che l’introduzione di questa pillola comporta.
In Italia la pratica abortiva è regolata dalla legge 194/78, che ha come scopo la tutela della donna tramite l’accompagnamento e il ricovero ospedaliero insieme a una adeguata e corretta informazione riguardo alle procedure, i rischi e le alternative esistenti. Il “farmaco”, presentato da molti come la “soluzione più semplice”, pone più di un problema: tempi brevi per la decisione, maggior durata della procedura di espulsione del feto, effetti collaterali di aumentata intensità e frequenza.
Ma la Ru486, la via chimico-farmacologica all’interruzione della gravidanza, solleva un problema culturale ancor più che medico. Essa diviene lo strumento di una banalizzazione dell’aborto che si trasforma così, tra menzogne e interessi economici, in una pratica privata senza interrogativi (oltre che senza costi strutturali), che abbandona la donna nella solitudine di un dramma che neanche la procedura apparentemente più semplice potrà però risolvere né cancellare. |