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Rassegna stampa CLU dal 2 febbraio al 1 marzo 2010

La ragione delle dat

«Con il biotestamento previsto in alcuni casi lo stop alla nutrizione», Agl Gruppo editoriale l’Espresso, 24.02.2010
«L’alimentazione e l’idratazione artificiali non faranno parte delle dichiarazioni anticipate di trattamento, ovvero del biotestamento ma potranno essere sospese in casi eccezionali: quando cioè il paziente non è più in grado di assimilarle e quando “le medesime risultino non più efficaci nel fornire i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo”. La commissione affari sociali di Montecitorio ha infatti approvato, a maggioranza (23 a 13), con il voto contrario dell’opposizione, tranne l’eccezione di Paola Binetti, l’emendamento del relatore Domenico Di Virgilio, modificando così, dopo settimane di discussione, il cuore del provvedimento sul biotestamento. Una scelta, quella della maggioranza, che va letta di concerto con un altro emendamento presentato da Di Virgilio, non ancora approvato, che allargherà la platea di persone alle quali si applicherà la legge non solo ai pazienti in stato vegetativo (in Italia sono 3 mila) ma anche ai malati terminali. Nel complesso, spiega Di Virgilio, “la legge riguarderà circa 250 mila persone”. Per questo è stato importante modificare il ddl Calabrò con questo emendamento approvato»

«Biotestamento per 250mila», Mar. B., Il Sole 24 ore, 25.02.2010
«Il nuovo aggiustamento in corsa prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento si applicheranno a chiunque si trovi “nell’incapacità permanente (l’aggettivo è stato introdotto ieri in extremis, ndr) di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario”. La riformulazione dell’emendamento, con l’aggiunta della parola “permanente”, ha provocato la spaccatura con l’opposizione che ha scelto di votare contro e ha attaccato la maggioranza: “è l’espressione di una profonda sfiducia nei confronti del medico” ha detto tra gli altri Livia Turco capogruppo del Pd in commissione»

«Biotestamento: il Pdl chiude a dialogo con Pd e finiani», Il Sole 24 ore, 18.02.2010“”»
«Il “liberal” Benedetto Della Vedova del Pdl […] boccia l’“arroccamento” del suo schieramento e annuncia il rischio di uno “scontro frontale in aula che inevitabilmente dividerà anche lo stesso Pdl”. “fatico a comprendere quale logica politica ed elettorale […] muova il centrodestra a mostrarsi baluardo di una visione monoetica oltranzista e tutt’altro che pacifica nello stesso mondo cattolico”»

«Biotestamento: nutrizione stop solo se non è più effficace», Il Gazzettino, 24.02.2010
«Secondo Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, “questo è un emendamento che va ancora una volta a favore della vita perché specifica quanto il rispetto dell’ammalato e della dignità dell’ammalato non debba mai arrivare a una forma di accanimento”»

Commento
In occasione dell’anniversario della morte di Eluana Englaro si è riaperto in Parlamento il dibattito sul disegno di legge Calabrò presentato lo scorso marzo in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), meglio note come “testamento biologico” o “biotestamento” (anche se tali non sono). Il ddl voluto e realizzato da esponenti sia della maggioranza di governo sia dell’opposizione si era infatti reso necessario a causa della condizione di vuoto legislativo venutasi a creare in seguito alla ormai nota sentenza della Corte di Cassazione di Milano che aveva permesso – contro l’ordinamento costituzionale – l’interruzione dell’alimentazione e idratazione a Eluana Englaro, causandone il decesso. La ratio della legge vuole essere quella di porre dei “paletti” per evitare il ripetersi in futuro di simili arbitrii e abusi.
Secondo questa logica i due emendamenti proposti nei giorni scorsi dall’on. Di Virgilio (Pdl) e approvati dalla commissione Affari sociali della Camera apportano un chiarimento molto importante alla definizione della legge. Il primo dei due emendamenti, ammettendo che alimentazione e idratazione possano essere sospese quando «le medesime risultino non più efficaci nel fornire i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo», esclude categoricamente la possibilità che esse vengano considerate “terapie”. Ciò presuppone il riconoscimento della profonda diversità qualitativa tra le diverse esperienze di grave disabilità (quale è lo stato vegetativo) e la malattia. Lo “stato vegetativo” non è una malattia, è una condizione di vita in cui la persona non può “esprimere” la propria volontà (si parla in questi casi di “coscienza sommersa”, presente anche in assenza di consapevolezza) e su cui nessuno scienziato ha potuto raggiungere conclusioni scientifiche chiare. Non si può parlare a rigore di irreversibilità, come dimostrano i numerosi casi di risveglio anche dopo anni e i più recenti studi, né di assoluta assenza di coscienza. Ora, anche chi è in una condizione di disabilità grave ha il diritto di essere nutrito.  Il secondo emendamento allarga lo spettro dei possibili destinatari delle misure contenute nel ddl estendendone l’applicazione anche ai malati terminali oltre che alle persone in stato vegetativo.
Si può dire che il ddl nel suo complesso miri ad imporre una «visione monoetica oltranzista e tutt’altro che pacifica nello stesso mondo cattolico», come ha dichiarato il “liberal” finiano Benedetto Della Vedova? O a sminuire la fiducia nei confronti dei medici, come afferma Livia Turco? Non ci sembra. Piuttosto il ddl pare voler mettere in chiaro che il rispetto della persona e la tutela della vita si differenziano da ogni forma di accanimento. Non si tratta di difendere una concezione “confessionale” della vita, ma quelle distinzioni che la ragione è chiamata pur faticosamente a riconoscere: tra disabilità e malattia, tra nutrizione e terapia, tra miti (indebitamente ammantati di scientificità) e certezze (anche scientifiche), per evitare di cadere in una notte in cui tutte le vacche sono nere e l’ideologia domina le menti e i cuori.

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