«Statale, niente Ondata», Enrico Lenzi, Avvenire, 19.05.2009
«All’Università Statale non c’è stata l’Onda di consensi alla lista di sinistra nelle elezioni studentesche. I risultati definitivi per gli organismi di ateneo, diffusi da via Festa del Perdono ieri pomeriggio, confermano l’andamento anticipato nei giorni scorsi. La Sinistra Universitaria conferma il primo posto nelle preferenze, ma non raccoglie quel vasto consenso che alla vigilia qualcuno aveva pronosticato dopo un autunno di mobilitazioni e manifestazioni in piazza. Anche la lista Obiettivo studenti di area cattolica, mantiene le proprie posizioni, con un leggero incremento di consensi soprattutto negli organismi di facoltà. Da parte sua Azione Universitaria (già di area AN), che riunisce le diverse anime che hanno dato vita al Pdl, riesce a mantenere un rappresentante nel Senato accademico, pur risultando in forte flessione di consensi. Infatti Sinistra Universitaria con 3.733 voti (pari al 48,41% con un incremento dello 0,07%) mantiene i suoi 3 seggi, come fa anche Obiettivo studenti con i suoi 2 rappresentanti, grazie ai 2.744 voti (pari al 35,59% rispetto al 36,72% del 2007). Un seggio ad Azione Universitaria, che ha ottenuto 620 voti (pari all’8,04% con un calo del 3,72% rispetto a due anni fa). Al di sotto del 5% le altre due liste presentatesi per il Senato accademico: il Movimento Universitario Padano (355 voti, 4,34%) e Demos Alternativa Rossa (279 voti, 3,62%)».
«Statale, tra i giovani l’Onda non avanza», Enrico Lenzi, Avvenire, 15.05.2009
«In Università Cattolica la lista Ateneo studenti ha confermato di essere fortemente radicata in tutte le facoltà. Nella sede di Milano, secondo i dati diffusi dalla stessa lista, Ateneo studenti ha ottenuto 2849 voti su 4843 votanti, pari al 59% dei consensi complessivi. I giovani cattolici hanno conquistato tutti i seggi nei Consigli di facoltà di Psicologia (4 con l’80,4%) e a Scienze della formazione (4 con il 91,5%), mentre hanno sfiorato questo risultato a Lettere e Filosofia (6 su 7 con il 70%), e a Scienze bancarie (3 su 4 con il 62%). Forte l’affermazione anche a Scienze politiche (3 su 5 con il 38,4%), Giurisprudenza (4 su 7 con il 36,5%), Scienze linguistiche (4 su 6 con il 62%), Economia (7 su 9 con il 60%). Il risultato “peggiore” As lo registra a Sociologia con 2 seggi su 4 e il 48% dei voti. Oggi l’Ufficio elettorale della Cattolica diffonderà i dati ufficiali».
«Battaglia tra studenti e polizia», prima pagina, Corriere della Sera, 19.05.2009
«Tensione a Torino tra la polizia e gli studenti che contestano l’University Summit, il cosiddetto G8 dei rettori. Il bilancio finale è stato di tre studenti fermati, due feriti e un agente contuso. Gli scontri sono cominciati ieri mattina nella zona del Valentino che deve ospitare il vertice di 41 tra rettori e presidenti di università. Gli studenti hanno lanciato uova addosso agli agenti, che hanno caricato».
Commento
Dell’università si parla solo quando si rompono i vetri o scorre almeno un po’ di sangue. Ciclicamente qualche sede universitaria diventa luogo di scontri tra presunti studenti e forze dell’ordine. Questa volta il pretesto è stato l’University Summit, il cosiddetto G8 dei rettori. Il solo nome “G8” ha scatenato la protesta di piccoli gruppi provenienti dai centri sociali, come riporta il Corriere della Sera, il cui obbiettivo non era l’università, ma il “sistema”, i padroni, il capitalismo, la globalizzazione, l’Occidente… cioè niente di concreto. Una spaventosa assenza di realismo nel giudizio e di proposta accompagna questi riti che tristemente si ripetono. I media si ostinano, volutamente alimentando l’equivoco, a chiamare “studenti” i loro protagonisti e a erigerli a simboli dell’aria che tira tra i giovani in università.
Contemporaneamente al suddetto G8, in molti atenei italiani, si svolgevano le elezioni universitarie per la rappresentanza degli studenti negli organi accademici (consigli di facoltà, senati e consigli di amministrazione). Qui si cambia scenario. Nonostante la percentuale dei votanti sia nelle ultime tornate in costante aumento (ora è intorno al 15-20 %) si tratta pur sempre di un fenomeno che lascia indifferenti i più. E tuttavia quello che accade in questi appuntamenti non è privo di significato. È la documentazione che in università ci sono ancora persone che prendono iniziativa. Alcuni limitandosi a riprodurre su piccola scala i simboli e le logiche dei partiti, magari in vista di una carriera futura, altri proponendosi in forza di una esperienza vissuta sul campo. I risultati, pur nella grande varietà delle situazioni, confermano una tendenza: gli studenti hanno premiato, soprattutto attraverso il largo uso delle preferenze personali, una presenza “anomala”, non incasellabile politicamente, fatta di gente che l’università la vive quotidianamente, nei corsi e nei luoghi di studio, che tenta di affrontare i problemi con realismo e proposte concrete. L’università ha bisogno di questo, come contributo a riscoprire incessantemente se stessa: luogo di formazione umana e culturale, resa possibile dall’incontro fra chi insegna e chi ha fame e sete di imparare.
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